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16.12.2009 - ALL’ALLEVAMENTO DI CASCINA MOLINO PAGNANA GLI ANIMALI CRESCONO SENZA FORZATURE - Interviste Turismo Rurale

Il posto si raggiunge lasciando la provinciale Melegnano-Sant'Angelo per imboccare un lunghissimo viale sterrato delimitato da fossi e altissimi pioppi cipressini. Lo sguardo abbraccia un classico scorcio Lodigiano che non ti accorgi quant'è bello finché non ti capita di vederlo in qualche fotografia. Qui, da circa un secolo, una consolidata gestione famigliare che va avanti da alcune generazioni, è oggi un valido punto di riferimento per chi vuole acquistare pollame vario, uova e anche carne di bovini piemontesi (una decina di capi, non di più), questi ultimi allevati più per passione che per ambizione di guadagno dal giovane Giovanni Colnaghi, ultimo rampollo di una dinastia di agricoltori e allevatori iniziata nel secolo scorso con il bisnonno Attilio e continuata da nonno Giuseppe e papà Palmiro.
 
L'ambiente è rustico. La cascina è sfiorata dalla roggia Carpana che, fino a trent'anni fa, alimentava la ruota del grande mulino, ove si trituravano mais e riso. «Ha cessato di girare quando sono nato io - ricorda Giovanni-. Allora in cascina c'erano ancora le bovine da latte finché, una decina d'anni fa, si è venduto tutto e ho deciso di passare all'allevamento del pollame e alla produzione delle uova ». Così, il giovane Colnaghi si è riciclato come pollivendolo, senza che ciò fosse interpretato come una sconfitta, ma, piuttosto, come piacevole consapevolezza di aver alfine trovato la propria strada.
L'attività è portata avanti in tandem con la madre, la gentile signora Ernesta, mentre il papà, dopo un incidente capitato qualche anno fa, può dare solo buoni consigli. «La sveglia suona per tutti alle sei di ogni mattina, anche alla domenica», spiega mamma Ernesta, mentre non smette di stirare nell'ampia cucina ove, come una volta, si raccoglie tutta la famiglia . «Fino alle otto di sera si tratta poi di lavare, pulire lo spaccio e il laboratorio ove si taglia la carne, cambiare la paglia, dare da mangiare ai pulcini e a tutto il pollame, senza dimenticare di raccogliere anche le uova deposte, circa 700 al giorno, operazione che si ripete tre o quattro volte nel corso della giornata per non rischiare di rovinarle».
Il lunedì, giorno di chiusura dello spaccio, Giovanni ne approfitta per portare gli animali al macello e consegnare a clienti abituali e negozietti vari quanto ordinato. Diplomato ragioniere («le nozioni imparate sui libri mi sono tornate utili per gestire tutta la contabilità dell'azienda») si era anche iscritto a Veterinaria a Milano, lasciata però dopo pochi esami, anche se ora, con la facoltà in procinto di trasferirsi a Lodi, un pensierino di riprendere gli studi interrotti lo sta facendo seriamente.
 
Lo spaccio dei Colnaghi è frequentato abitualmente da una clientela fissa, veri intenditori che arrivano un po' da tutto il circondario, sicuri di trovare accoglienza amichevole e prodotti genuini. Qui si celebra un rito del tutto particolare. Il locale vendita, da cui si accede attraversando un ponticello, è piccolo ed essenziale. Nell'espositore refrigerato si possono vedere i petti di pollo, gli involtini e le cosce pronte per essere acquistate. La carne delle bovine piemontesi (quando c'è), si conserva nella piccola cella frigorifera, già confezionata in pacchi famiglia di venticinque chili, sotto vuoto, in pezzi di varia tipologia pronti da mettere in freezer al prezzo di 13 euro al chilogrammo. Per chi lo chiede nessuna difficoltà a vedere i luoghi in cui sono allevati i polli da carne (circa tremila nel corso dell'anno, suddivisi fra i diversi ibridi: collo nudo, bianca, ermellinata e rosso pesante) e le galline ovaiole, attualmente circa un migliaio.
Al mattino gli animali sono tenuti in due grandi capannoni di adeguata cubatura, ben isolati e areati. Al pomeriggio possono razzolare all'aperto in uno spazio ora ben recintato dopo che, all'inizio dell'avventura, un'incursione notturna di alcune volpi aveva fatto una piccola strage. Per le ovaiole sono presenti dei posatoi sollevati da terra ove gli animali vanno a dormire, mentre sull'altro lato del capannone, in una lunga fila di cassette con della paglia sul fondo, vanno a posare le uova.
 
La fatica è tanta, «si lavora anche la domenica, non posso mandare i miei polli a mangiare al McDonald's», commenta sarcastico Giovanni. La convenienza economica non dev'essere però da meno se ha deciso di ampliare ulteriormente l'attività. Un altro capannone di circa 240 metri quadrati, pensato anche per aumentare il benessere degli animali, è quasi pronto per accogliere altre ovaiole e raddoppiare quindi la produzione giornaliera di uova, vendute etichettate con il codice "2" che identifica un uovo ottenuto in un allevamento a terra con parco esterno.
«Nel nostro allevamento - tiene a precisare Giovanni prima di salutarci - rispettiamo il ciclo biologico degli animali e non pratichiamo alcuna forzatura. Così, i pulcini di un giorno, che arrivano da incubatoi specializzati di Cittadella di Padova e Varese, accompagnati da tutte le certificazioni e le vaccinazioni, sono macellati dopo 90-120 giorni. I capponi che macelliamo a Dicembre, per finire sulle tavole di Natale, nascono a maggio: questo può dare un'idea dei nostri metodi di lavoro».
 
Osvaldo Folli per “Il Cittadino”
 
 
Nel pollaio alle radici della nostra cucina contadina
 
n Anche se oggi vanno imponendosi sempre più nei nostri paesi i "mercati dei contadini" ove è possibile acquistare direttamente dal produttore i vari generi alimentari, il piacere di andare a fare la spesa nel posto ove si produce rimane qualcosa d'impagabile. Se, poi, si ha l'abilità di abbinare una gita in campagna con la possibilità di conoscere e parlare direttamente con il produttore, si colgono appieno le ragioni di un successo che sta sempre più prendendo piede.
Sono molti i motivi per scegliere questo tipo di acquisto, non ultimo quello di sostenere i piccoli produttori locali, senza però abbassare troppo la guardia e ritenere a priori che sia tutto genuino e migliore di quello che è venduto nei supermercati. Occhi aperti, quindi, ma anche grande fiducia e apertura mentale nello scovare cascine e spacci che spesso riservano piacevoli sorprese. Come la Pagnana, nel comune di Castiraga Vidardo, a poca distanza dalla cascina Santa Croce in cui si nasconde una sorprendente cappella medievale già oratorio di un antico ordine monastico. Qui, la voglia di riscatto di un giovane ragioniere ha trasformato una passione, quella degli animali, in un'attività redditizia, coniugando tradizione e professionalità. L'allevamento di polli, infatti, appartiene un po' alla nostra storia di lodigiani. Fino a poche decine d'anni fa era il piatto preferito dalle famiglie di contadini che, immancabilmente, dietro casa innalzavano improvvisati serragli per allevare i gallinacei.
Negli anni, poi, la carne di pollame è finita nelle retrovie, soccombendo qualche volta alla moda, soppiantata da altri tipi di carne e da un'alimentazione più industriale e ricercata. Più recentemente la carne bianca sembra aver recuperato credito nella dieta di tutti i giorni, anche se questo settore non è esente da periodiche crisi, l'ultima pochi anni fa in coincidenza con l'esplosione dell'aviaria.
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