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08.07.2011 - LA TRADIZIONE DELLA FAMIGLIA FASOLI COMINCIÒ NEI PRIMI ANNI DEL NOVECENTO

LA TRADIZIONE DELLA FAMIGLIA FASOLI COMINCIÒ NEI PRIMI ANNI DEL NOVECENTO

Da tre generazioni allevatori di api e raccoglitori di miele a Mairago

Mairago è un paese speciale. Pochi altri di questa dimensione (conta circa 1600
anime) possono vantare tanti personaggi illustri come questo piccolo borgo che s’incontra
pochi chilometri a sud di Lodi, lasciando a Caviaga la bellissima pista ciclabile che porta verso Turano e Maleo. La zona è ricca di curiosità storiche e, per i suoi aspetti
naturalistici non ancora compromessi, si presta particolarmente per essere vista con tutta calma, magari progettando di trascorrervi una fine settimana ospiti dei tanti agriturismi sparsi nei paraggi, con la non trascurabile prospettiva di poter gustare specialità alimentari
genuine e di squisita fattura.
Personaggi storici come Fanfulla da Lodi, Giovanni Vignati, Agostino Bassi, Mosè Bianchi e Giacomo Monico, che qui nacquero, lo resero celebre nel passato. Oggi, Mairago,
è conosciuto quale sede dell’osservatorio astronomico provinciale, ma anche per ospitare l’attività ormai secolare legata all’apicoltura della dinastia Fasoli, giunta alla terza generazione.Mairago, quindi, come paese delle api. Non è un caso che nella chiesa parrocchiale, come ci informa Massimiliano Fasoli, titolare dell’azienda familiare che porta il suo nome e che conduce con l’aiuto della moglie Elena, sia conservato un affresco raffigurante Sant’Ambrogio, protettore degli apicoltori.
«L’attività seria ebbe inizio nei primi anni del Novecento con il mio pro zio, don Giovanni Fasoli, parroco di Mairago per ben quarantatré anni. Iniziò mettendo le arnie proprio sotto il campanile ma praticò anche il nomadismo e un tipo di apicoltura razionale. Nell’attività
– racconta come una favola Massimiliano – erano coinvolti come un gioco anche tanti ragazzi che frequentavano l’oratorio tanto è vero che, ancora oggi, i “bambini” di allora mi fermano per strada e mi danno consigli sul modo migliore di trattare le api. Mio padre,
Giuseppe, che allora abitava a Santo Stefano Lodigiano, veniva spesso a trovare lo zio rimanendo affascinato dal mondo delle api. Per lui l’apicoltura fu un avvicinamento
graduale, sfociato poi in una passione e in una professione esclusiva.
In famiglia siamo in cinque fratelli, tre maschi e due femmine, e tutti, da piccoli, siamo stati coinvolti in quest’avventura , poi ognuno di noi ha preso strade diverse.
Per quanto mi riguarda, a sette anni già seguivo il papà e lo aiutavo a “fare fumo” per estrarre in sicurezza i favi dagli alveari. Papà, mentre lavorava, parlava e parlava
ed io quasi mi scocciavo a stare a sentirlo per tanto tempo. Ma, poi, quando nel 1986 è morto improvvisamente, queste sue “lezioni” preziose mi sono tornate alla mente e
mi sono state utilissime per andare avanti con l’attività».

API, FONTE DI VITA
Diplomato geometra al “Bassi” di Lodi, Massimiliano Fasoli, oggi quarantanovenne, è un’autorità riconosciuta nel settore apistico a livello nazionale. Come consigliere
per la Lombardia della F.A.I., la federazione apicoltori italiani sorta nel 1953 che unisce 60 associazioni e decine di migliaia di soci singoli, è in prima linea nella difesa delle
api e degli interessi degli apicoltori, minacciati da sostanze chimiche usate fino all’anno scorso nella concia del mais. L’allarme è suonato qualche anno fa quando gli apicoltori
notarono una moria esagerata negli alveari. La prassi dell’uso dei neonicotinoidi era stata
introdotta dai produttori di mais per contrastare la diabrotica, un parassita giunto fino a noi dagli Stati Uniti che ha ormai invaso l’intera Lombardia, compromettendo
le coltivazioni di mais, alimento principe per bovini e suini.
«Quest’anno – spiega Massimiliano – con la sospensione per legge della concia delmais si è notato un miglioramento sensibile nella salute degli alveari. Tuttavia, perdurando
il fenomeno diabrotica, si stanno eseguendo dei trattamenti disinfestanti a tappeto anche nel periodo della fioritura, procedura vietata dalla legge 313 del 2004. Per
questo prevedo comunque dei danni che, peraltro, ho già verificato di persona su un mio apiario dislocato a Bertonico. Il collegamento fra i due fenomeni – continua Fasoli –
è del tutto evidente, tuttavia noi non vogliamo fare la guerra con gli agricoltori ma collaborare con loro per risolvere il problema che riguarda tutti gli operatori agricoli
». Insomma, un modo elegante per dire che, se sono importanti gli allevamenti bovini e suini per l’economia del nostro paese, lo sono altrettanto le api, con il loro fondamentale
ruolo svolto per l’ambiente e la riproduzione vegetale.

UN MIELE SANO E DI QUALITÀ DA MIGLIAIA DI API NOMADI
L’azienda Fasoli possiede circa 400 alveari collocati in dieci apiari sparsi nelle cascine del Lodigiano, ove stanno in genere da agosto ad aprile, nel periodo non attivo dal
punto di vista produttivo. In primavera il primo miele prodotto nelle campagne lodigiane è il tarassaco, seguito dall’acacia. Poi scatta il periodo del nomadismo. Si tratta in definitiva di spostare gli alveari da una zona all’altra, seguendo i periodi di fioritura abbondante
delle diverse specie botaniche, avendo cura di scegliere zone non inquinate e possibilmente lontane da colture intensive. È così che gli apiari prendono la strada.

Il titolare è Massimiliano Fasoli noto a livello nazionale nel suo settore e consigliere
per la Lombardia della F.A.I., la federazione degli apicoltori italiani.

Tutto il miele prodotto dall’azienda Fasoli porta il sigillo di garanzia F.A.I. e la dicitura “miele italiano”, con tanto di scadenza (due anni dalla produzione) e codice di
rintracciabilità che ne definisce il lotto di produzione. Un’ulteriore garanzia per il cliente finale che ha la certezza di consumare un prodotto sano e di qualità che, ora
più di ieri, dipende dai mutamenti climatici, come spiega ancora il signor Massimiliano. «Una volta in una stagione si riusciva a fare il miele d’acacia anche in tre posti
diversi, ora è impossibile perché il periodo della fioritura si è enormemente accorciato per i cambiamenti climatici e per le diverse tecnologie introdotte nelle colture
agricole. Anche nel Lodigiano servirebbe un maggiore rimboschimento con essenze nettarifere e, ove c’è monocoltura, prevedere spazi per coltivazioni appetibili
per le api, come trifoglio ed erba medica, un po’ come si faceva una volta».

PICCOLI APICOLTORI CRESCONO
Ma, cosa ci vuole per fare il miele? La domanda, come assicura il signor Fasoli, non è ingenua come potrebbe sembrare. È forse la più gettonata fra le decine di scolaresche
che abitualmente fanno visita a questa struttura fin dagli anni Ottanta, quando ancora non erano di moda le fattorie didattiche. Ora, l’apicoltura Fasoli aderisce all’iniziativa
provinciale denominata “Scuole in campo” e, con il progetto “La via del miele”, articolato in cinque ore complessive fra teoria in classe e pratica nell’azienda, dà la possibilità a molti ragazzi di scoprire l’affascinante mondo delle api. «Spiego loro che il miele
non è nient’altro che un prodotto della trasformazione del nettare dei fiori per opera delle api. Una famiglia di api è composta da 30 a 60 mila api e produce circa 80 chilogrammi
di miele l’anno. L’apicoltore si limita a prelevarne circa quindici chili mentre il resto è
consumato dalle stesse api per il proprio sostentamento». La produzione italiana di miele si attesta intorno ai 100 mila quintali annui, mentre il consumo è di circa 220 mila, all’incirca 300 grammi a testa, molto meno di quanto ne consumano paesi come la Germania e la Grecia. «Il fatto è che qui da noi il miele è considerato come una medicina e non se ne conoscono pienamente i benefici. Contiene zuccheri semplici (fruttosio e glucosio), facilmente assimilabili e trasformabili in energia, utile per lo sportivo, l’anziano e il debilitato. È ricco di vari microelementi, come sali minerali, vitamine ed enzimi che ci aiutano a vivere meglio. È uno dei pochi prodotti naturali – conclude Massimiliano – che
non è cambiato nel tempo e di cui già si cibavano gli uomini primitivi, come dimostra un disegno rupestre scoperto in Spagna.

Apicoltura Fasoli Massimo
Via E. Fermi, 3
26825 Mairago (Lodi)
Telefono e Fax 0371 487394
Cellulare 338.7420587
E.mail: maxfasoli@libero.it
Spaccio interno per la vendita di miele e dei prodotti dell’alveare
Apertura: dal lunedì al sabato, dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 19.
Secondo gli andamenti climatici che influiscono sulla produzione,
all’apicoltura Fasoli è possibile trovare i seguenti tipi di miele: acacia,
castagno, mille fiori, tiglio, tarassaco, melata, bosco.
I prezzi: vanno da 4 a 4,30 euro per il vasetto da mezzo chilo; e da 7 a
7,50 euro per il vasetto da un chilo.
Non sono praticate particolari tecniche di marketing pubblicitario:
dopo quasi un secolo di presenza sul territorio, la gente ha imparato
a conoscere questo produttore di miele attraverso il tam tam e il passaparola.
Dall’inizio di aprile di quest’anno, tutti i venerdì, è possibile trovare il
miele Fasoli anche al “Mercato di campagna amica” organizzato a
Lodi dalla Coldiretti presso la sede del Circolo Archinti in viale Pavia 26. 

Il Cittadino Giovedì, 30 luglio 2009  (Osvaldo Folli)





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