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25.04.2011 - FRATELLI LODIGIANi: INIZIA NEL XIX SECOLO IL SOGNO DELLA FAMIGLIA DI SANTO STEFANO LODIGIANO

NASCE NEL 1890 DALL’ATTIVITÀ DI UN ESPERTO NORCINO LA DINASTIA DI AGRICOLTORI, ALLEVATORI DI SUINI E PRODUTTORI DI SALUMI
Il sapore autentico di una lunga tradizione
FRATELLI LODIGIANi: INIZIA NEL XIX SECOLO IL SOGNO DELLA FAMIGLIA DI SANTO STEFANO LODIGIANO
La settimana lavorativa, nell’azienda dei fratelli Lodigiani, è scandita da rigidi orari. Il
lunedì si macella, dalle cinque di mattina fino a sera tardi, alla presenza vigile del funzionario dell’Asl. Il martedì si confezionano i salumi. Mercoledì è riservato alla
pulizia scrupolosa dei locali cui segue, il giorno successivo, la spazzolatura
degli insaccati e la preparazione delle spedizioni. Venerdì e sabato sono dedicati alla vendita diretta nello spaccio interno all’azienda. «Non abbiamo un minuto libero»,
confessa con un sorriso il fratello minore, Pierangelo Lodigiani, mentre ci conduce all’interno della struttura, ove si occupa prevalentemente dell’allevamento e dell’azienda
agricola, seppur con un alto indice d’interscambiabilità con il fratello Emilio.
«È un mestiere impegnativo ma che abbiamo scelto con convinzione.
Forse nella nostra decisione a inciso il fatto di essere nati in cascina, ma hanno pesato
anche gli innumerevoli attestati di simpatia che ci arrivano dalle tante persone
che conoscono il nostro prodotto e la nostra filosofia imprenditoriale».
Pierangelo ed Emilio Lodigiani sono i due fratelli che, intorno agli anni Ottanta, sono subentrati al padre Antonio nella conduzione d e l l’aziendaagricola con sede nella
cascina Resmina Seconda, a Santo Stefano Lodigiano.
Qui vive stabilmente solo la mamma, la gentile signora Mariuccia, punto di
riferimento importante non solo per i familiari ma anche per le tante persone
che a vario titolo frequentano la cascina. Ora passa il suo tempo prendendosi cura dell’orto e delle galline. Ai due fratelli si è unito da poco anche il figlio di Emilio, il giovanissimo Michele, diplomato geometra a Codogno, deciso più che mai a ricalcare
le orme paterne. Per ora segue le complesse operazioni legate alla
tracciabilità del prodotto finale e si occupa della “spazzolatura” dei salami
e delle pratiche amministrative con l’emissione delle fatture di
vendita. Come prezioso jolly, è presente anche durante le operazioni
mattiniere di macellazione anche se, come sostiene simpaticamente
lo zio, qualche volta è un po’ “intronato” per aver fatto tardi con gli
amici la domenica sera.
Che l’ultimo rampollo di questa dinastia di coltivatori e allevatori ci
tenga particolarmente a scrivere una pagina importante nella storia
della famiglia lo testimonia la passione con cui ci racconta le origini
remote della saga familiare. «Fu il mio trisavolo Michele, nel 1890, a
iniziare il legame con questa terra e i suoi frutti. Un vincolo che si è tramandato di generazione in generazione fino ai giorni nostri. Nella mia famiglia si ricordano ancora le
vicissitudini vissute dal nonno Antonio, allora molto giovane, che, durante
un bombardamento della cascina, nel 1944, si salvò miracolosamente
perché circondato da due buoi che stava portando nella stalla
e che rimasero stecchiti. Fu lui a iniziare l’attività con i maiali come
“norcino”, ossia come esperto che andava nelle varie cascine a uccidere
i maiali per conto terzi. Proprio da una scrofa ricevuta in pagamento
per il suo lavoro, ha poi avuto inizio l’allevamento dei suini nella nostra azienda».
Se all’inizio degli anni Ottanta gli ettari coltivati a mais erano solo
quattro, ora l’azienda agricola si estende su quarantaquattro ettari
di terreno da cui si ricavano soprattutto mais e orzo in quantità sufficiente
a coprire circa il 55 per cento del fabbisogno alimentare dei circa
1800 suini allevati. Tutto il resto è comprato: il siero del latte da un caseificio
del piacentino mentre il restante nucleo a base di soia, frumento,
crusca e integratori, arriva direttamente da una ditta certificata
“No Ogm”. La forza lavoro è formata dai tre famigliari
e da tre dipendenti. Il fatturato annuo si aggira intorno ai 700
mila euro. La produzione di insaccati, in poco più di tre anni, si è decuplicata,
passando da sessanta a seicento chilogrammi la settimana.
La quantità maggiore è riservata al salame, preparato secondo antiche
ricette di famiglia con qualche piccolo aggiustamento per andare
maggiormente incontro ai gusti moderni. Anche i “salametti”,
asciutti e compatti, dal colore rosso rubino, sono prodotti in discreta
quantità, così come la “mariola” (un tipo di salame a stagionatura
prolungata che mantiene morbidezza e aromi unici) e il “cotechino”,
preparato con carni magre e una piccola percentuale di cotenna
in modo da risultare meno calorico rispetto alle produzioni industriali.
L’idea del macello è abbastanza recente, avendo iniziato l’attività nel
2005. «Prima – racconta ancora Pierangelo – uccidevamo due maiali
l’anno, solo per accontentare gli amici che chiedevano di assaggiare
il nostro salame. Su questa spinta siamo partiti con un macello a capacità
limitata ma subito dopo, seguendo i consigli del dottor Giuseppe
Granata dell’Asl di Lodi, che ci ha un po’ adottato, siamo passati a
un macello a bollo CEE. Tutto ciò significa che possiamo macellare e
vendere in ambito CEE e anche a rivenditori fuori provincia». Gli effetti
di tale scelta, sostenuta da un investimento di circa 300 mila euro
per sala macello, celle frigorifere e impianti vari, sono evidenti. La macellazione,
iniziata con tre suini la settimana, è arrivata ora a venticinque capi,
quasi tutta la produzione della piccola azienda.
Ma, in un momento in cui il settore suinicolo, un po’ come tutta la zootecnia,
vive un periodo difficile (influenza suina, ma non solo), con
quotazioni al ribasso, come riuscite a tirare avanti? «Premesso che una
lira va comunque guadagnata – risponde ancora Pierangelo – va considerato
che noi vendiamo il salame e non il maiale vivo. Comunque,
per cercare di fronteggiare la situazione, ci siamo concentrati sulla
qualità cercando di accorciare ulteriormente la filiera. Da 150 scrofe
siamo passati a ottanta e abbiamo quasi dimezzato il numero dei maiali
che seguiamo dalla nascita fino alla macellazione, eseguita dopo
quattordici mesi con animali che pesano anche 250 chilogrammi. I
nostri maiali hanno a disposizione uno spazio una volta e mezzo quello
raccomandato dalle norme europee: dove ce n’erano dieci ora ce ne
sono sette. Tutto ciò – continua Pierangelo – ha effetto sulla carne, decisamente
migliore, e si evitano anche problemi sanitari. La gente sa come lavoriamo e si fida ciecamente. Nei giorni di apertura dello spaccio incontriamo abitualmente
circa ottanta persone che arrivano anche da Milano per comprare i nostri
salumi. Diciamo – termina Pierangelo – che la soddisfazione dei
nostri abituali clienti è il nostro principale veicolo pubblicitario».
«In effetti – subentra il fratello maggiore Emilio, finora non abbiamo
mai curato direttamente la vendita nei mercati preferendo affidare a
un grosso ambulante della zona e ad alcuni rivenditori fuori provincia
la diffusione dei nostri prodotti. Solo recentemente abbiamo
aderito all’invito rivoltoci dai Poderi di San Pietro di San Colombano
al Lambro che, tutte le prime domeniche del mese, organizza
il “Mercato in cantina”con la partecipazione di selezionate
aziende che sono in grado di offrire prodotti locali e genuini».
Sono comunque altre le vie seguite per farsi conoscere.
L’anno scorso l ’azienda dei Fratelli Lodigiani, insieme con
altre “eccellenze” della filiera agroalimentare lodigiana riunite sotto
il marchio “Lodigiano Terra Buona”, ha partecipato alla rassegna
fieristica Cibus, a Parma, e ha pure presentato i suoi prodotti a Montecitorio,
raccogliendo uno strepitoso successo fra tutti i parlamentari presenti, senza alcuna distinzione di appartenenza. Più recentemente ha preparato il banchetto a Lodi in
occasione della visita del ministro Zaia. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che sia arrivato anche il prestigioso “Premio Marcora” che annualmente è assegnato alle
aziende eccellenti nel settore zootecnico.
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Azienda Agricola F.lli Lodigiani
Cascina Resmina Seconda
Santo Stefano Lodigiano
Tel. 335.71.07.494 – 335.81.87.604333.66.66.282
resmina@ alice.it
Spaccio aziendale: aperto venerdì e
sabato dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18
Tutti i salumi prodotti sono a marchio
“Lodigiano Terra Buona”
«Il nostro prodotto e la nostra filosofia sono basati sulla qualità»
La vittoria nel “Premio Marcora” ha sancito l’eccellenza nel settore
Il Cittadino, 25 giugno 2009 (Osvaldo Folli)
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